Resterà fermo. Immobile, con le mani giunte.
Non pregherà per nessuno.
Nella sua testa, una domanda: “Cosa farai adesso?”.
Ci penserà la sua anima a staccarsi e a fare il lavoro sporco. È una maratoneta!
Italians do it better. Lo dichiarava negli anni 80 la t-shirt di Madonna nel video Papa don’t preach. E in effetti un po’ aveva ragione.
Gli italiani che lo fanno meglio sono tantissimi.
E a noi ci sale l’orgoglio nazionale quando qualcuno ottiene riconoscimenti all’estero.
Non sempre però.
Seiko Matsuda 松田 聖子 è una idol, anzi è stata una idol molto amata e molto audace degli anni ’80 giapponesi. A differenza delle sue colleghe lei lo scettro di “giovane celebrità” non lo ha mai mollato, nonostante il calare della sua popolarità e l’avanzare del tempo
Il Signor Shigeo Tokuda 徳田重男 ha 91 anni portati benissimo. Lavorava in un’agenzia viaggi e quando è andato in pensione non ha fatto come i suoi coetanei che si costruiscono un orto o vanno in massa a guardare i cantieri. Ha notato che in Giappone c’era ancora una nicchia scoperta
La mia maestra delle elementari, oltre a farci pregare ogni mezz’ora, quando non era nel suo periodo psicoreligioso ci insegnava anche cose carine. Nell’ora di creatività sfornavamo
Il testo che state per leggere è la mia traduzione — un po’ artigianale, un po’ wabi-sabi (imperfetta, ma con anima!) — del leggendario fotolibro di Chris Marker del 1982, “Le Dépays”. È stato un vero viaggio transoceanico: qualcuno lo ha tradotto dal francese all’inglese, e io l’ho riportato in italiano. In questo passaggio tra...
Il film Be-Bop High School compie quarant’anni e no, non è la solita candela sulla torta con le lacrimuccie vintage. È più come ritrovare la vecchia giacca scolastica in una scatola in cantina: un po’ stropicciata, un po’ imbarazzante
Nel 1984 nei Chōdenshi Bioman (超電子バイオマン) c’era lei, Yuki Yajima (矢島由紀), volto di Mika Koizumi / Yellow Four 初代イエローフォー (Shodai Ierō Fō).
La guerriera gialla originale. Quella vera. Quella che durò meno di
“Dai buttati, mica avrai paura?”
“Lo sai che non mi piace fare queste cose.”
“Fai come Daitan!”
“Guarda che si dice Daitarn, con la R.”
“Io l’ho sempre chiamato Daitan.”
“Ti dico che si chiama Daitarn 3!”
All’inizio del XX secolo, nessuno avrebbe immaginato che una donna apertamente lesbica, autrice di storie d’amore incentrate su intensi legami emotivi tra giovani donne, in una società profondamente patriarcale, sarebbe diventata una delle scrittrici più prolifiche e influenti del Giappone