La mia maestra delle elementari, oltre a farci pregare ogni mezz’ora, quando non era nel suo periodo psicoreligioso ci insegnava anche cose carine. Nell’ora di creatività sfornavamo
Il testo che state per leggere è la mia traduzione — un po’ artigianale, un po’ wabi-sabi (imperfetta, ma con anima!) — del leggendario fotolibro di Chris Marker del 1982, “Le Dépays”. È stato un vero viaggio transoceanico: qualcuno lo ha tradotto dal francese all’inglese, e io l’ho riportato in italiano. In questo passaggio tra...
Il film Be-Bop High School compie quarant’anni e no, non è la solita candela sulla torta con le lacrimuccie vintage. È più come ritrovare la vecchia giacca scolastica in una scatola in cantina: un po’ stropicciata, un po’ imbarazzante
Nel 1984 nei Chōdenshi Bioman (超電子バイオマン) c’era lei, Yuki Yajima (矢島由紀), volto di Mika Koizumi / Yellow Four 初代イエローフォー (Shodai Ierō Fō).
La guerriera gialla originale. Quella vera. Quella che durò meno di
“Dai buttati, mica avrai paura?”
“Lo sai che non mi piace fare queste cose.”
“Fai come Daitan!”
“Guarda che si dice Daitarn, con la R.”
“Io l’ho sempre chiamato Daitan.”
“Ti dico che si chiama Daitarn 3!”
All’inizio del XX secolo, nessuno avrebbe immaginato che una donna apertamente lesbica, autrice di storie d’amore incentrate su intensi legami emotivi tra giovani donne, in una società profondamente patriarcale, sarebbe diventata una delle scrittrici più prolifiche e influenti del Giappone
La taverna non era male, aveva anche il bagno con tutto il necessario. Se ricordo bene, c’erano poster di birre e bibite appesi ai muri color giallo Milano. Era grande e accogliente, con quel gusto retrò un po’ malinconico.
Alcune mostre non sembrano fatte per essere visitate in fretta. “Tomonori Toyofuku. Ritorno a Milano”, ospitata nell’atelier milanese della designer di gioielli Natsuko Toyofuku, ha più l’aria di un incontro che di un evento.
Certe mostre ti restano dentro non solo per le immagini appese alle pareti, ma per l’atmosfera che si crea attorno. È stato così per Koji Onaka alla piccola ma preziosa Galleria Gola di Milano: uno spazio raccolto che sembra fatto su misura per accogliere fotografie capaci di fermare il tempo